ESCLUSIVA Numero Diez – Gastaldello ricorda Mihajlovic: “Non mi scorderò mai quella chiamata con lui”

IL RICORDO DI VIALLI E MIHAILOVIC

Partiamo dal ricordo di Gianluca Vialli, leggenda del calcio in grado di vincere lo Scudetto con la Sampdoria. Ha mai avuto modo di incontrarlo? Se sì ci può raccontare un aneddoto?

Purtroppo non ho mai avuto il piacere di conoscerlo. Noi abbiamo però in comune il fatto di aver lasciato il cuore a Genova. Nel periodo che ho trascorso alla Sampdoria, tutti quanti parlavano della mitica coppia Vialli-Mancini, simboli dello Scudetto dell’era Mantovani“.

Nelle stagioni 2013/2014 e 2014/2015 lei è stato allenato da Mihailovic, un grande maestro di vita che purtroppo ci ha lasciati. Quali valori le ha trasmesso? 

Mihailovic è stato uno dei pochi allenatori che mi ha trasmesso molto dal punto di vista umano. Era una persona che non transigeva riguardo i valori del sacrificio e dell’onestà. A dicembre dello scorso anno mi chiamò per sentire se fossi disponibile per andare a lavorare con lui a Bologna. Le parole che mi disse me le porterò dentro di me per tutta la vita: pensò a me non per un motivo prettamente tecnico, bensì per il fatto che mi riteneva una persona vera, con dei valori. Alla fine non si concluse niente poiché ai tempi ero impegnato nello staff della Nazionale Under 21.“.

DALLA CHAMPIONS ALLA SERIE B: IL RIFIUTO ALLA JUVENTUS

Lei ha giocato in una Sampdoria in grado di raggiungere i preliminari di Champions League. Quanto era forte quella squadra e quanto rammarico prova per quella maledetta partita al Marassi contro il Werder Brema?

Sembrerà strano ma tengo un bellissimo ricordo della partita con il Werder Brema. Ti dico la verità: mi capita ancora spesso di rivedere il match. L’epilogo è stato molto brutto ma, giocare la Champions League, rimane il sogno di ogni calciatore. Fino all’89’ eravamo qualificati: poi, purtroppo, abbiamo subito quel gol maledetto. La forza della nostra squadra stava nel fatto che, ognuno di noi, dava il 100% senza gelosie. Avevamo giocatori del calibro di Cassano e Pazzini, in grado di fare la differenza. Il merito di quella stagione, però, va attribuito a tutti i componenti della rosa“.

Dalla Champions League alla Serie B, lei si è mai riuscito a dare una spiegazione di quanto successo? Quanto è stato difficile rimanere nella Sampdoria, nonostante le sue prime convocazioni in Nazionale?

Il passaggio dalla Champions League alla Serie B è un qualcosa che non riesco ancora adesso a spiegarmi. Ci siamo ritrovati tutti quanti in un vortice psicologico da cui non siamo più riusciti ad uscire che, per assurdo, ci siamo portati dietro anche nella prima parte di campionato cadetto. L’ultimo giorno di mercato ho rifiutato la Juventus, che mi voleva prelevare solamente in prestito. Non ti nascondo che per me sarebbe stata una grandissima opportunità, infatti sarei potuto approdare nella prima Juve di Conte che vinse successivamente lo Scudetto. La mia risposta è stata: o mi comprate o rimango qua. Nella mia testa ho sempre pensato che non sarei mai potuto scappare dalla Sampdoria: perché io partissi volevo che la società ricavasse dei soldi dalla mia cessione. Col senno di poi questa è una scelta che rifarei mille volte“.

LA SAMPDORIA DEL PRESENTE

Nella sua lunga carriera, la Sampdoria ha rappresentato per lei una “Seconda casa”. Che significato ha per lei il club? Che visione si è fatto di questa stagione soprattutto a livello societario?

La Samp rappresenta il fulcro della mia carriera. A Genova ho lasciato il cuore: giocare otto anni per questi colori non è da tutti, motivo per cui ne vado davvero orgoglioso. Riguardo a questa stagione ho la piena certezza che da gennaio sia iniziato un nuovo campionato. Questa sosta può spostare molto sia nel bene che nel male. Nella prima parte di annata ho visto una Sampdoria spenta senza grande spirito, mentre in queste due partite ho visto un’altra squadra. Sono molto fiducioso: con questo atteggiamento ho la certezza che si possa lottare per la salvezza. Per quanto riguarda la società spero che tutti quanti, dal presidente al magazziniere, diano il meglio di loro stessi per ottenere la permanenza in Serie A. In futuro ho la speranza che arrivi qualche investitore in gradi di far tornare il club ai livelli importanti del suo passato “.

IL SOGNO NEL CASSETTO

Infine, dopo le esperienze da collaboratore nell’Under 21 e da vice nel Brescia, crede di essere pronto per ricevere una panchina? Sogna un giorno di diventare allenatore della Sampdoria?

Certamente, sogno di diventare un giorno allenatore della Sampdoria. Io sto studiando per cercare di imparare più cose possibili e lavoro con la stessa passione di quando ero calciatore. Tutti gli ex calciatori devono comprendere che, quello dell’allenatore, rappresenta completamente un altro mestiere. Il futuro è difficile da prevedere: se mi arriverà la proposta di una panchina come primo la accetterò perché è quello che voglio fare“.

 

 

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