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USMNT, la Promessa: quando il soccer diventa football

Gli Stati Uniti sono famosi per l’NFL e l’NBA, non certo per il calcio, che dalle loro parti prende il nome di soccer. Ma cosa accade se la miglior generazione di talenti a stelle e strisce inizia a vincere, e si fregia di un’ambiziosa Promessa?

Usa calcio 2021

Chiamatelo Soccer

Parlare di football negli Stati Uniti d’America significa riferirsi ad uno sport in maniera precisa, incontrovertibile. Solo che potrebbe spaesare la nostra concezione di disciplina nazionale, visto che il pallone è ovale, i giocatori usano tutti gli arti a disposizione, varie protezioni e le legnate fanno la differenza – e non soltanto sul taccuino dell’arbitro. Storicamente, il pallone a stelle e strisce è quello deformato, oppure arancione da infilare in un canestro: non di certo quello che amiamo in tutta Europa. Lo dimostra il fatto che il calcio in America si chiama soccer, quasi per distinguere una cosa che viene bene da una in cui si supera di poco la mediocrità.

Ma se il mondo duro e arcigno della NFL non cederà mai il posto sull’Olimpo US, non è detto che il calcio rimanga a raccogliere il grano alle pendici dell’epico monte. La sua impennata negli ultimi anni è sotto gli occhi di tutti e basta ripercorrere la linea del tempo per capire come si sia compiuto uno step decisivo. Fino a pochi anni fa, in MLS sbarcavano solo ed esclusivamente calciatori a fine carriera, che si mescolavano con atleti nel fisico ma non nei piedi, fuoriusciti dai college sparsi per i cinquanta stati. Oggi, l’Europa si affaccia sul mercato americano e ne sfrutta a pieni polmoni il meccanismo dell’importazione dei talenti. Lo ha fatto l’Ajax con Sergino Dest, oggi al Barcellona, lo Schalke con l’attualmente juventino McKennie, il Borussia e il Chelsea con Reyna e Pulisic e il Lipsia, che può contare su Tyler Adams. E ancora, la Roma andando a pescare Reynolds dal Dallas e i più bravi di tutti, il Bayern Monaco, che bussano alla porta di Vancouver e salgono sul treno Alphonso Davies – canadese, però – per condurlo a vincere la Champions.

Un altro importante indicatore risiede nella Nazionale di calcio statunitense che, prima dell’avvento dei talenti in questione, era (quasi) esclusivamente il nome con cui ci si riferiva alla squadra femminile. Hope Solo, Megan Rapinoe, Alex Morgan trascinano una formazione che può contare quattro Campionati del Mondo, quattro ori Olimpici e otto trionfi in Coppa America. La compagine maschile è ben lontana, per dirla in maniera tenera, da tali traguardi, ma qualcosa nella notte tra domenica e lunedì scorso si è rotto. In senso positivo, chiaramente: accendendo una miccia che se alimentata potrebbe scombinare le gerarchie del calcio mondiale. Gli Stati Uniti hanno vinto la Nations League CONCACAF, alla loro prima partecipazione. Vi sembra poco? Attualmente forse lo è. Ma è la prima firma di una promessa che l’USMNT – United States Man National Team – ha fatto ai propri tifosi.

Ambizione Mondiale

Chris Richards

“Vogliamo vincere la nostra prima Coppa del Mondo”. Non l’ha detto Neymar, non l’ha ribadito Messi e non l’ha proclamato Cristiano Ronaldo. A parlare è Chris Richards, che alle pagine del Guardian rivela il più classico degli American Dream nello scorso mese di marzo. Il difensore è un giovane classe 2000, che ha compiuto lo stesso percorso degli illustri colleghi già citati ma non si è ancora imposto. Prima Dallas, poi Bayern Monaco e infine prestito all’Hoffenheim: tanti spostamenti, un futuro da scrivere. E una Promessa, con la lettera maiuscola, a tutto il popolo americano. Le parole di Richards sono in parte dettate dall’incoscienza e la replica degli anziani signori del soccer non si è fatta attendere. “It’s a stupid talk” ha risposto l’ex CT Bruce Arena, nel tentativo di riportare una dichiarazione a suo dire assurda nella dimensione onirica.

Ma non ha minimamente pensato a cosa potessero nascondere le parole di Richards, quella consapevolezza nei propri mezzi che finalmente l’USMNT possiede. Nelle precedenti uscite dei pochi Mondiali disputati, i calciatori USA non hanno mai dato l’impressione di voler a tutti i costi arrivare fino in fondo. Forse perché consapevoli dei limiti del movimento calcistico nel proprio Paese, antenato dell’iniezione di fiducia targata 2019, 2020, 2021. L’ultimo triennio si è concluso con una Nations League sollevata al cielo nel modo più pazzo di tutti, degno di Hollywood. Una partita che se si fosse disputata in Europa sarebbe stata iscritta subito negli annali. Il doppio svantaggio contro il Messico è stato pareggiato da Reyna e McKennie, poi Pulisic ha segnato il winner nei supplementari. Il tutto, con rigore parato da Horvath al 120’.

Mckennie USA

Sembra proprio che la storia stia muovendo i primi passi per iscrivere l’America del calcio alle pretendenti al Mondiale, un passo più lungo della gamba se visto ad oggi. Infatti, i ragazzi del CT Berhalter dovranno di qui a poco iniziare il percorso di qualificazioni e nulla è scontato, dall’altra parte del mondo. Certo è che non si è mai visto un team con questa consapevolezza dei propri mezzi in relazione alla giovane età dei propri elementi. Un biglietto da visita niente male per i dominatori del canestro e delle mischie, che hanno deciso di fare sul serio con il pallone tra i piedi. Rispettando una Promessa, trasformando il soccer in fooball. Quello che tutti noi conosciamo.

Di Luca Vano

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