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USA 94, Roberto Baggio e quel rigore maledetto

Sono passati esattamente 27 anni dal giorno di quel maledetto rigore: era il 17 luglio 1994, ma negli occhi degli italiani che guardarono quella partita, c’è ancora Roberto Baggio che sta posizionando il pallone sul dischetto.

Roberto Baggio Usa 94

1994, un anno particolare

Il 1994 fu un anno pieno di avvenimenti incredibili. Il nuovo millennio si stava avvicinando velocemente, ma per noi testimoni oculari inconsapevoli, trascorreva esattamente come tutti gli altri. Il 1994 è stato l’anno nel quale il Presidente USA Bill Clinton e il Presidente della Russia Boris Yelstin fermano il puntamento pre programmato dei missili nucleari firmando gli accordi del Cremlino.

Ad Oslo, dalla Galleria Nazionale, viene rubato il famosissimo dipinto “L’urlo” di Edvard Munch. Silvio Berlusconi vince le elezioni politiche italiane. La leggenda della F1 Ayrton Senna muore in un incidente ad Imola, durante il GP di San Marino.

Il primo Mondiale di calcio in terra statunitense

Tra i numerosissimi eventi che segnarono l’anno 1994, ce n’è uno in particolare che fa riaffiorare e riaccendere i ricordi di chi lo ha potuto vivere: il Mondiale USA 94. Gli Stati Uniti fino ad allora non erano famosi per il gioco del calcio, non avevano neanche un campionato professionistico. Dal canto loro, gli statunitensi non si tirarono indietro, il paese era in fibrillazione e non vedeva l’ora di mostrarsi al mondo non solo come la Nazione famosa per il basket, il football o il baseball, ma anche per il gioco del calcio.

La spedizione italiana

L’Italia si presenta ad Usa 94 dopo la cocente delusione di Italia 90, sconfitta in semifinale a Napoli dall’Argentina di Diego Armando Maradona e dalla mancata qualificazione ad Euro 92, torneo vinto a sorpresa dalla Danimarca che prese il posto della Jugoslavia, esclusa a causa della guerra dei balcani. Sulla panchina azzurra c’è Arrigo Sacchi, un tecnico che non ama il catenaccio all’italiana, ma il calcio spettacolare e votato all’attacco.

La stella più luminosa della nostra rosa è Roberto Baggio, calciatore sublime, tecnica cristallina, un piacere per gli occhi vederlo danzare sui prati verdi, l’Italia è innamorata del Divin Codino. Arrigo Sacchi non rinuncia mai al suo 442, in attacco accanto a Baggio si contendono il posto Pierluigi Casiraghi, centravanti potente, un ariete, abilissimo nel gioco aereo, Daniele Massaro, attaccante sgusciante e complicatissimo da marcare per i difensori avversari e poi c’è Beppe Signori che con la sua Lazio segna caterve di gol.

In patria vorrebbero che la coppia d’attacco fosse formata da Baggio e proprio da Signori, ma Sacchi è di un’altra idea e molto spesso fa giocare l’attaccante della Lazio come esterno di centrocampo, limitando clamorosamente la pericolosità del capocannoniere della Serie A. La competizione non parte nel migliore dei modi, l’Italia è sconfitta dall’Eire per 1 a 0, bisogna assolutamente vincere contro la Norvegia. Ci riusciamo, nonostante l’inferiorità numerica per l’espulsione del portiere Gianluca Pagliuca, con una incornata di Dino Baggio. La terza partita è contro il Messico, non andiamo oltre l’1-1, rete di Massaro. Ci qualifichiamo come migliore terza, ma nel paese c’è preoccupazione. L’Italia non convince e del Divin Codino neanche l’ombra.

Il 5 luglio 1994 gli azzurri giocano l’ottavo di finale contro la Nigeria al Foxboro Stadium di Boston. Le super aquile hanno una squadra di livello assoluto: gli azzurri partono bene, ma gli africani passano in vantaggio. C’è scoramento, i tifosi da casa sono increduli, rimaniamo in 10 per una espulsione inesistente di Zola, altro fuoriclasse non visto di buon occhio dal nostro C.t., siamo ormai eliminati quando al minuto 88, Mussi dalla destra pesca Roberto Baggio, controllo di destro, un occhio al portiere e con un tocco da biliardo deposita la sfera in porta. Delirio in campo, ma soprattutto nelle case di tutta Italia. Ad un passo dal burrone, siamo ancora in equilibrio. Tempi supplementari. La Nigeria ha paura e passiamo grazie ad un rigore sempre di Baggio. 2- 1, siamo nei quarti.

Il 9 Luglio 1994, sempre a Boston è il turno della Spagna. Passiamo in vantaggio grazie ad un tiro di Dino Baggio da circa trenta metri, la partita è combattuta e gli iberici raggiungono il pareggio. Stiamo per capitolare, Pagliuca sfodera un miracolo, la palla sembra avviarsi verso la porta, ma il portierone azzurro riesce a salvarla con un piede. Al minuto 86 il Divin Codino si trova a tu per tu con il portiere spagnolo, finta di corpo, il pallone sembra allontanarsi, ma il numero 10 azzurro riesce a calciare rotolando a terra. 2-1, Bruno Pizzul in telecronaca esulta: “Gol di Roberto”. Siamo in semifinale.

Baggio Bulgaria-Italia

Il 13 luglio 1994, nello Giant Stadiumdi New York, c’è Bulgaria-Italia. Roberto Baggio è ormai in modalità fenomeno e in 25 minuti ha già siglato due gol capolavoro, ormai Bruno Pizzul non lo chiama più per cognome, si limita solo ad esclamare “Roberto”. I bulgari sul finire del primo tempo accorciano le distanze, ma è uno dei pochi pericoli della partita creati, ad eccezione di un possibile rigore per tocco di braccio di Costacurta sul quale l’arbitro sorvola. L’episodio invece più importante avviene al minuto 66, quando R. Baggio si infortuna, prova a restare in campo, ma dopo pochi minuti deve arrendersi. L’intera Nazione è col fiato sospeso, al termine dell’incontro il numero 10 è in lacrime abbracciato a Gigi Riva.

La finale con il Brasile Il 17 luglio 1994 al RoseBowl di Pasadena si gioca l’ultimo atto del Mondiale. L’Italia intera si domanda se Baggio sarà della partita. Il Divin Codino per l’intera giornata precedente svolge provini fisici per

testare la tenuta atletica. Nonostante non sia al 100%, Sacchi lo schiera titolare ed incredibilmente è della partita anche Franco Baresi che solo dopo 25 giorni dall’operazione al menisco torna titolare. Nel Brasile del criticatissimo Carlos Alberto Parreira, gli uomini che fanno più paura sono Romario e Bebeto. Il calcio di inizio è fissato per le 12.30, le scelte commerciali hanno avuto la meglio sulla logica.

A Pasadena il termometro segna 36 gradi, l’umidità è al 70%, sembra di stare in un forno, la temperatura è altissima anche per i quasi 25 milioni di italiani incollati allo schermo e distanti migliaia di chilometri dal Rose Bowl che per l’occasione contiene più di 94 mila spettatori. Inizia la partita, le squadresono contratte, sentono il peso e l’importanza del match. Il primo tempo finisce senza sussulti. Il secondo sembra ripercorrere il canovaccio del primo, quando al minuto 75, un tiro quasi ciabattato di Mauro Silva scappa dalle mani di Pagliuca, il pallone sta rimbalzando in porta, il portiere azzurro è ormai battuto, non può fare più nulla, i tifosi italiani davanti alla tv e quelli allo stadio trattengono il fiato, c’è ormai rassegnazione, tutto in una frazione di secondo, ma la sfera batte sul palo e si adagia delicatamente nelle braccia del neo portiere interista che dolcemente ringrazia il legno baciandolo.

Siamo ancora vivi, ma lo spavento è stato enorme. I tempi regolamentari si concludono con una prova maestosa del rientrante Baresi e con Roberto Baggio zoppicante. La prova del numero 10 azzurro è stata veramente opaca, ma è già un miracolo vederlo in campo. Nei tempi supplementari i verdeoro iniziano meglio e sprecano qualche occasione ghiotta, l’Italia agisce di ripartenze, ma le due squadre sono stremate dal caldo torrido e per la prima volta nella storia dei Mondiali, la finale si deciderà ai rigori.

Quel maledetto rigore

Roberto Baggio

La tensione tra i tifosi azzurri in tutto il mondo è alle stelle, memori dell’eliminazione ad opera dell’Argentina ad Italia 90, proprio ai calci di rigore. Il primo tiro dagli undici metri spetta a Capitan Franco Baresi, stanchissimo ed ormai sulle gambe, si massaggia un po’ i muscoli prima di calciare, ma non basta il suo tiro finisce alto, lasciandolo immobile con le mani sul volto. Pagliuca riesce a neutralizzare il primo tiro di Marcio Santos, siamo ancora in parità. Nei successivi rigori, per gli azzurri realizzano dal dischetto Albertini ed Evani, ma sbaglia Massaro. Per il Brasile realizzeranno Romario, Branco e Dunga.

Tocca a lui, tocca a Roberto Baggio. Il Divin Codino si avvicina al dischetto molto lentamente, quei 50 metri sembrano infiniti, chissà a cosa starà pensando, che sensazioni proverà: I tifosi sparsi nel globo sono in silenzio, non vogliono distrarre il numero 10. Baggio sistema la palla, prende la rincorsa, tira… pallone alto sulla destra del portiere Taffarel. Il Brasile è Campione del Mondo. Roberto resta di sasso, incredulo, poi è il momento del pianto. Il sogno finisce e pensare che quel rigore non sarebbe stato neanche decisivo per la vittoria, ma solo per continuare a sperare. Quel maledetto rigore ha cambiato la storia di un uomo e quella di un popolo intero.

di Francesco Niglio

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