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Luís Nazário de Lima, semplicemente Ronaldo: il più grande di tutti

Luís Nazário de Lima, conosciuto semplicemente come Ronaldo, sul finire degli anni ’90 è stato il giocatore che più ha impressionato il mondo del calcio: la genesi del calciatore fino agli anni in nerazzurro.

Ronaldo

La genesi del Fenomeno

Nella periferia Nord-ovest di Rio de Janeiro, precisamente a Bento Ribeiro, quartiere poverissimo, in Via General Cesar Obino, il 22 settembre 1976 nasce Ronaldo Luis Nazario de Lima. I genitori lo chiamano Ronaldo per ringraziare il medico che lo ha fatto venire al mondo, il dottor Ronaldo Valente. Il piccolo Luis inizia a giocare a calcio nel rettangolo di terra polveroso che ha davanti casa, sempre scalzo e con un pallone che poco alla volta si consuma sempre di più. I primi passi in una squadra di calcio li muove nel Tennis Club Valqueire, club di futsal, il nostro calcio a 5 e le disputa in porta, ma come è successo per tanti altri calciatori, anche per lui il cambio di ruolo è decisivo.

Si sposta in attacco ed è subito spettacolo, perché Luis ha giocato fin dalla tenera età senza scarpe, su terreni impervi, perfezionando la sua tecnica, ma soprattutto la sua agilità. Johan Cruijff diceva: “Se giochi in strada e cadi, ti fai male ma il dolore è una cosa che puoi evitare, quindi, mentre giochi, ti impegni anche a non cadere. Se sai giocare in queste condizioni, sei in grado di affrontare qualsiasi situazione”. Ronaldo riassume in modo perfetto e mette in pratica le parole e gli insegnamenti del Maestro olandese. Le sue qualità sono indiscutibili, potrebbe andare al Flamengo, non più futsal, ma calcio a 11, il provino va bene, ma la squadra brasiliana non può permettersi di pagare i biglietti di autobus e di treno che lo porterebbero da Bento Ribeiro a Gavea per gli allenamenti. Così ad 11 anni entra nelle fila del Sao Cristovao, club che prende il nome dal barrio nel quale si trova l’Estádio Figueira de Melo, a due passi dal mitico Maracana di Rio de Janeiro. Per Ronaldo gol a grappoli e giocate da campione anche calcando campi più grandi.

La svolta della carriera

Ronaldo Brasile

La vita di Luis cambia radicalmente quando un bancario di nome Alexandre Martins che frequenta i campi della periferia di Rio de Janeiro in cerca di talenti, lo nota e ne parla con il suo collega di sportello, Reinaldo Pitta. I due che verranno poi soprannominati Il Gatto e La Volpe, lo acquistano per 7.500 dollari e lo vendono al Cruzeiro di Belo Horizonte. Martins e Pitta legheranno per sempre il loro nome a quello del Fenomeno. La prima parte della stagione 93/94, gli consente addirittura di essere convocato in Nazionale per Usa 94. In 14 partite sigla 12 gol. Il CT Parreira non lo fa esordire al Mondiale, in attacco i verdeoro hanno la coppia del gol Romario-Bebeto, ma Ronaldo è Campione del Mondo con il Brasile e non ha ancora compiuto 18 anni. Alla fine di quel campionato con l’Esquadrão Celeste, mette a segno 56 gol in 54 partite, vincendo una Coppa del Brasile. Ormai la stella è luminosissima e i club europei iniziano a intravedere quella luce da oltreoceano.

I più lesti sono gli olandesi del PSV Eindhoven che hanno appena ceduto il brasiliano Romario al Barcellona. Il giovane Luís Nazário viene venduto dal Cruzeiro per poco più di 10 miliardi e mezzo di lire (circa 5 milioni e mezzo di euro). In Olanda il brasiliano non si ambienta subito, il clima non aiuta, non è abituato a quel freddo, ma Ronaldo non si lascia abbattere e in due anni con la maglia dei Boeren, va in gol 54 volte in 57 partite, conquistando la Coppa d’Olanda. Il repertorio tecnico non ha subito cambiamenti, va in rete con una facilità disarmante. Non c’è difensore che non soffra la capacità di Ronaldo di muoversi e di tagliare le difese avversarie come una lama nel burro. Il suo marchio di fabbrica oltre al senso e al fiuto del gol è il doppio passo. Il doppio passo del Fenomeno è una cosa da mandare fuori di testa gli avversari, è impossibile riuscire a togliergli la palla una volta puntati. Li supera, senza se e senza ma.

L’avventura nel calcio dei grandi

Ronaldo

Nell’estate del 1996, il Barcellona si libera dell’ingombrante Romario e la scelta più logica è quella di pensare di sostituirlo con chi lo ha fatto più che egregiamente nel PSV. È così che Ronaldo passa ai blaugrana per una cifra intorno ai 15 milioni di euro. La crescita del brasiliano è costante e nell’unico anno in Spagna conquista una Coppa del Re, una Coppa delle Coppe, siglando il rigore decisivo nella finale con il PSG, una Supercoppa di Spagna, autore di una doppietta ed un assist nel doppio confronto con l’Atletico Madrid, arrivando secondo in Liga dietro al Real Madrid, per soli due punti e conquistando il titolo di pichichi con 34 reti. Altra stagione da Fenomeno per Ronaldo che in 49 match va in gol 47 volte, fornendo anche 12 assist.

In quello stesso anno vince anche la Copa America con il suo Brasile, battendo i padroni di casa della Bolivia a La Paz nello Stadio Hernando Siles, situato a più di 3600 metri sul livello del mare. Ronaldo in finale sigla il decisivo 2-1, chiudendo il suo torneo con un bottino di 5 reti e il titolo di Mvp della competizione.

L’era nerazzurra  Spettatori interessati di quelle notti calcistiche sono i tifosi dell’Inter che leggendo sui giornali o ascoltando le poche notizie che nel 1997 si potevano avere in tempo reale, sperano che quelle voci di mercato che danno il FenomenoRonaldo vicino ai nerazzurri siano vere. Negli occhi ci sono ancora le prodezze viste in quel torneo a tarda notte su TMC, con la telecronaca del mitico duo Caputi-Bulgarelli. Il 20 giugno del 1997Ronaldo è ufficialmente un calciatore dell’Inter: la società milanese versa la cifra della clausola di rescissione. È tutto vero. Massimo Moratti mette a segno un colpo clamoroso. Porta nel

campionato italiano il giocatore più forte del Mondo. La trattativa con il Barcellona non è semplice, ma una volta versata questa famosa clausola di rescissione pari a 48 miliardi, i catalani possono appellarsi a ben poco. Dopo una diatriba di diversi giorni, il tesseramento è approvato anche dalla FIFA che stabilisce un indennizzo a favore del Barça di circa 3 miliardi di lire 

Il 25 luglio 1997 il sogno si realizza. Il Fenomeno arriva nell’allora sede nerazzurra di Via Durini con una camicia a quadretti, un orecchino sull’orecchio sinistro e un cappellino dello sponsor tecnico, il sorriso sembra quasi quello di un bambino, poi si affaccia da un balcone degli uffici e in strada c’è ad attenderlo un foltissimo gruppo di tifosi nerazzurri che non credono ai propri occhi. L’entusiasmo è alle stelle, il tifo interista parla di scudetto, lo cantono, se ne discute in ogni dove. L’aria che si respira a Milano e tra tutti i tifosi dell’Inter è elettrica. La stagione di Ronaldo è clamorosa, non tradisce le aspettative, numeri e giocate da fuoriclasse in Italia e all’estero, ma in Serie A non bastano. Il brasiliano mette insieme 25 reti nella massima serie, arrivando al secondo posto alle spalle della Juventus, mentre in Europa solleva nella notte di Parigi contro la Lazio, la Coppa Uefa 1998, siglando il 3-0 definitivo con un classico del suo repertorio, un doppio passo ubriacante che non lascia scampo al portiere biancoceleste Marchegiani. La stagione per lui si conclude con 47 partite, 34 gol e 5 assist e un Pallone d’oro.

La vittoria sotto la Tour Eiffel sarà il punto più altro raggiunto da Ronaldo con la maglia nerazzurra. Complici infortuni e sfortuna non riuscirà più a risultare decisivo per la vittoria di un altro trofeo. Due gli episodi che segnano nel profondo la sua avventura in nerazzurro. Il 12 aprile del 2000, l’Inter gioca a Roma, sempre contro la Lazio, la semifinale di andata della Coppa Italia. Ronaldo torna nell’elenco dei convocati dopo un lungo infortunio al ginocchio. Al 52’ il tecnico Marcello Lippi con i nerazzurri sotto di un gol, decide di mandare in campo il brasiliano. Dopo poco più di sei minuti, la gamba destra cede mentre sta tentando il suo solito doppio passo, il ginocchio va in distorsione e il ragazzo cade a terra urlando. Scene che resteranno per sempre negli occhi dei calciatori sul campo e in quelli di chi sta guardando la partita allo stadio o in televisione. Il dolore, fortissimo, sta nelle sue urla, nel suo dimenarsi mentre esce in barella confortato da Zamorano. A caldo si parla subito di carriera a rischio, si sospetta la lesione del tendine rotuleo del ginocchio destro. La diagnosi è impietosa, c’è addirittura la rottura.

Ronaldo

La forza di volontà di Ronaldo è decisiva e dopo poco più di un anno e mezzo, torna a calcare un campo da calcio. È il dicembre del 2001 e sulla panchina dell’Inter siede l’hombre vertical, Hector Cuper: l’allenatore argentino e il brasiliano non hanno affatto un buon rapporto, ma la stagione continua fino ad arrivare al match decisivo, sempre contro la Lazio che però questa volta ha davvero poco da chiedere al suo campionato. Ai nerazzurri basta la vittoria per laurearsi Campioni d’Italia. La partita, nonostante il clima disteso dei giorni precedenti, per l’Inter finisce malissimo. 4-2 per i biancocelesti, la Juventus vince ad Udine e la Roma batte il Torino in casa, facendo scivolare l’11 di Cuper addirittura al terzo posto che vuol dire preliminari di Champions League.

La storia interista del Fenomeno Ronaldo finisce proprio all’Olimpico di Roma, su quel prato verde che più di due anni prima lo ha portato ad un passo dall’abisso. Ronaldo a fine partita è letteralmente distrutto, versa tantissime lacrime, le mani sul volto non nascondono il dolore alle telecamere e alle macchine fotografiche che curiose cercano gli occhi del brasiliano. Ad un passo dalla gloria, il suo sogno di vincere la Serie A è ormai in mille pezzi. È in quegli istanti che probabilmente si consuma il suo addio. Lo strappo con Cuper è ormai impossibile da ricucire ed il 31 agosto è ufficialmente un calciatore del Real Madrid, ma questa è un’altra storia.  

Il Fenomeno se ne va senza salutare nessuno, sembra voglia scappare. Nel mondo interista un senso di incredulità e di delusione per un amore ormai finito e non del tutto consumato. Il Ronaldo nerazzurro, un fulmine che si abbatte sulla terra, luminoso e accecante che in pochi istanti svanisce, lasciando nei tifosi dell’Inter solo il ricordo.

di Francesco Niglio

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