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Il Bari tra Conte e Ventura: quando la Puglia sognava il grande calcio

Sotto la gestione di Antonio Conte e Gian Piero Ventura, il Bari ha saputo sorprendere prima l’Italia e poi l’Europa intera esprimendo un calcio divertente e rivoluzionario tra il 2008 e il 2010

Conte Bari

Il Bari, vecchia stella del Sud

Se c’è qualcosa di unico e singolare a cui abbiamo assistito, si tratta del Bari creato dal tecnico Antonio Conte e perfezionato da Gian Piero Ventura. Il contesto creatosi nel club biancorosso ha rappresentato una vera e propria rivoluzione per il panorama calcistico italiano, spesso rivelatosi troppo ancorato alle vecchie usanze e ai tradizionali stili gioco. La vecchia stella del Sud ha creato un’idea di calcio diversa da Zemanlandia e anche dal più recente Sarrismo, ma altrettanto bella e unica.

Il Bari di Antonio Conte

La stagione 2008/2009 dell’AS Bari si apre con alcune importanti certezze: in primo luogo il tecnico Antonio Conte, arrivato giusto qualche mese prima per salvare la squadra da una possibile retrocessione in Serie C. Il mister salentino in poche gare ha saputo dimostrare tutto il suo valore e si è garantito la conferma per il campionato successivo, in cui la società biancorossa decide di recitare un ruolo da protagonista sin dalla sessione di calciomercato estiva. Nel giro di qualche settimana la rosa si arricchisce grazie agli innesti di un giovanissimo Andrea Ranocchia, di Daniele De Vezze e della futura stella dell’attacco Paulo Vitor Barreto.

La stagione del Bari non parte nel migliore dei modi con ben tre pareggi nelle prime tre partite, ma nel momento di maggior difficoltà il tecnico Antonio Conte riesce a tirar fuori il meglio da ogni singolo giocatore, compattando il gruppo e creando una macchina perfetta: il 4-2-4 contiano è la prima bellissima creatura dell’allenatore leccese, capace di ideare un sistema di gioco tanto offensivo quanto efficiente in termini di risultati. L’idea di giocare con quattro giocatori offensivi per dare ampio respiro alla manovra di gioco è a dir poco rivoluzionaria, considerato il contesto in cui era stata applicata.

Il fulcro della strategia è quello di affidarsi a due esterni dalla grande velocità per coprire le fasce, ma al contempo schierare al centro dell’attacco due mezze punte, che all’occorrenza possono arretrare il loro baricentro per dare un appoggio ai due centrocampisti in mediana, favorendo la rapida incursione degli esterni e creando spazi per i loro inserimenti. Il Bari gioca un calcio divertente, rapido e vincente: la vittoria del campionato di Serie B diventa quasi un avvenimento scontato e l’intera tifoseria biancorossa può festeggiare il ritorno nella massima serie, atteso forse anche troppo.

Il Bari di Gian Piero Ventura

Bari Ventura

Quello che però accade nella stagione 2009/2010 è qualcosa di ancora più interessante. La stagione parte con una notizia che scuote l’intero ambiente: il tecnico Antonio Conte non crede più nel progetto biancorosso e decide di dimettersi. Regna l’incertezza all’improvviso per un esercito senza più il suo comandante, o meglio, per una bellissima orchestra senza più il suo direttore.

Il presidente Vincenzo Matarrese decide di affidare la squadra alla guida del tecnico Gian Piero Ventura, il cui principale incarico è quello di dare continuità al progetto e continuare a far sognare il pubblico biancorosso. Mister Ventura riesce in maniera sorprendente a migliorare la creatura di Conte, riproponendo il 4-2-4 anche in Serie A: l’esordio è contro l’Inter di Josè Mourinho, che a fine stagione avrebbe conquistato il triplete. Sin dalla prima partita di campionato allo stadio San Siro si nota subito che il Bari non è una squadra come le altre, perché nonostante sia una neopromossa non ha alcuna paura di costruire dal basso, di proporsi in attacco con quattro giocatori offensivi e di rischiare la verticalizzazione.

L’1-1 contro l’Inter nella prima partita di campionato non è altro che l’antipasto di una stagione bellissima, ricca di partite indimenticabili, di giocate incredibili e di risultati importanti. Il Bari batte la Juventus, la Lazio, ferma nuovamente l’Inter sul pareggio anche nella gara di ritorno e insegna calcio anche contro il Milan di Ronaldinho. Le giocate di prima e le verticalizzazioni uniche della squadra biancorossa iniziano a fare il giro d’Europa, tanto che nasce il soprannome “Baricellona” a testimonianza della bontà di gioco espressa dalla squadra con una costanza invidiabile. Al tradizionale catenaccio e contropiede, il Bari ha risposto con uno sfrontato 4-2-4 che contro ogni aspettativa, si è rivelato anche molto equilibrato dal punto di vista difensivo. Giro palla e verticalizzazioni in profondità erano il diktat numero uno dei galletti.

Bari Milan

Il Bari raggiunge a fine campionato il proprio record assoluto di 50 punti, ottenuti nonostante le varie difficoltà a causa dei limiti della rosa nel girone di ritorno. Il più grande merito di questa squadra è stato senz’altro quello di aver fatto sbocciare dei veri e propri talenti che tutt’ora calcano i campi di Serie A, come Andrea Ranocchia, Leonardo Bonucci e Francesco Caputo, senza dimenticare anche Cristian Stellini, vice di Antonio Conte nella stagione della conquista del diciannovesimo Scudetto nerazzurro. Il progetto dei galletti può ambire a traguardi importanti e l’intera Puglia sogna il grande calcio ad occhi aperti. Purtroppo lo scandalo del calcioscommesse e il successivo fallimento di qualche anno dopo hanno cancellato quanto di buono è stato creato, mandando nel dimenticatoio l’incredibile biennio biancorosso sotto la gestione prima di Conte e poi di Ventura.

Anche ai giorni nostri c’è grande rammarico per quel grande Bari che fu e che probabilmente non è più replicabile: quel Bari ha portato in alto il calcio del Sud Italia, infiammando un’intera tifoseria che ha spesso riempito lo stadio San Nicola interamente coi suoi quasi 60.000 posti a sedere. Quel Bari non c’è più, ma è giusto ricordarlo, anche perché non è raro trovare un tifoso nostalgico che ogni tanto torna a guardare i video di quelle bellissime partite uniche nel loro genere, con una lacrima sul viso e la speranza nel cuore.

Di Carmine Panarella

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