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Dalla Serie A alla Nazionale, nel calcio moderno si corre e si suda: Kantè il simbolo

Nel calcio moderno le partite sono diventate molto più fisiche rispetto al passato: l’intensità di gioco si è trasformata nella chiave per vincere

Federico Chiesa Italia

Il calcio contemporaneo

Che il calcio dei giorni nostri fosse cambiato è sotto gli occhi di tutti. I top player dell’attuale generazione calcistica sono molto diversi dai grandi calciatori che si sono affermati venti o trenta anni fa. Il calcio è bello perché si evolve, muta ed è in costante cambiamento: le nuove idee degli allenatori contribuiscono all’evoluzione delle tattiche e degli schemi di gioco, mentre i nuovi calciatori che calcano il rettangolo verde si approcciano a questo sport in una maniera sempre diversa man mano che passa il tempo.

Rispetto agli scorsi anni, il calcio sta diventando uno sport sempre più fisico e dinamico, dove il movimento con e senza palla è ormai una variabile importantissima che determina il successo o meno di una squadra. In passato il calcio era sicuramente uno sport più statico, dove la tecnica individuale era l’elemento imprescindibile per giocare ad alti livelli. Anche semplicemente guardando alcuni filmati del calcio passato è possibile accorgersi di quanto fossero diversi i tempi di gioco e di come adesso sembra che si pratichi quasi un altro sport.

Ad oggi si difende in undici e si attacca in undici: tutti i giocatori sono coinvolti in entrambe le fasi di gioco, spesso e volentieri anche il portiere è chiamato in causa per partecipare attivamente alla manovra di gioco. Un giocatore dinamico dotato di grande corsa e resistenza costituisce sicuramente un valore aggiunto nel calcio moderno, dove ogni metro percorso in più può fare una grande differenza.

Questa grande corsa in un calcio sempre più di movimento cambia anche il tipo di risultati a cui siamo soliti assistere: se nella nostra Serie A eravamo abituati a pochi gol, tanti 0-0 e a ritmi di gioco a volte bassi, oggi è più facile assistere a partite movimentate con molti gol. Si creano più occasioni, si segna di più: i gol sono frutto anche di una maniera di giocare diversa, dato che il classico catenaccio e contropiede non viene più utilizzato come un diktat preciso neanche dalle cosiddette “piccole”.

Dalla Serie A alla Nazionale passando per Kantè

Kante Chelsea

Proprio nell’ultimo campionato abbiamo potuto assistere a squadre come lo Spezia di Vincenzo Italiano che, pur essendo una neopromossa con evidenti limiti, non ha mai rinunciato a proporre un gioco bilanciato e votato all’attacco, al possesso, alla costruzione. La stessa Nazionale di Roberto Mancini è diversa da tutte le altre squadre che abbiamo avuto modo di ammirare nel corso degli anni, sia per quanto riguarda gli interpreti che per quanto concerne l’approccio alla partita.

Il calcio di oggi è fatto di grande intensità, di corsa, di sacrificio ed ecco perché il simbolo di questa fase evolutiva non può che essere N’golo Kantè, centrocampista del Chelsea e della Nazionale Francese. Il mediano ex Leicester incarna alla perfezione lo spirito del calcio contemporaneo, abbinando ad una grande corsa, anche una infinita resistenza e una immensa intelligenza tattica. Kantè è uno dei giocatori migliori del mondo, un centrocampista totale che riesce a sacrificarsi per l’intera squadra e a portare un contributo fondamentale in fase difensiva.

Per fortuna nella nostra Nazionale possiamo contare su centrocampisti di alta qualità che possono rappresentare al meglio i colori azzurri: partendo da Kantè come punto di partenza, forse Nicolò Barella è quello che gli si avvicina di più per caratteristiche tecniche e fisiche. Il centrocampista dell’Inter può offrire ad ogni partita tanta corsa, coperture, raddoppi e anche un discreto contributo in zona gol. Il resto del centrocampo dell’Italia è composto da Jorginho, regista di altissimo livello e vero motore di tutta la squadra, e da Verratti, altro giocatore molto particolare le cui qualità sono davvero rare nel panorama calcistico europeo. La sorpresa è invece Manuel Locatelli, autore di una doppietta incredibile nella sfida contro la Svizzera di Euro 2020.

Cosa accomuna tutti questi centrocampisti? La capacità di garantire qualità anche a ritmi elevati, quando l’intensità del gioco mette a dura prova i calciatori in campo e serve gettare il cuore oltre l’ostacolo. Si è parlato del centrocampo, ma anche difesa e attacco hanno un ruolo molto più “a tutto campo” rispetto al passato. Un esempio concreto può essere Edinson Cavani, un vero e proprio fuoriclasse in zona gol che sin dai tempi del Napoli ha dimostrato di non essere soltanto un grande finalizzatore, ma anche un giocatore votato al sacrificio per i compagni che spesso e volentieri arretra fino in difesa per coprire gli spazi e aiutare nelle ripartenze.

I difensori moderni devono coprire con intelligenza, ma devono essere in grado di gestire la palla in fase di possesso, avendo in supporto sempre il portiere che è diventato in maniera effettiva un vero e proprio calciatore in più: l’estremo difensore viene chiamato in causa molto di più e deve essere in grado di controllare la sfera e di rilanciarla con precisione. Tutti questi dettagli hanno contribuito a creare un calcio sempre più di intensità e più rapido, dove andare in gol è un evento più frequente e lo spettacolo non manca mai.

di Carmine Panarella

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