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Cosa ci ha lasciato Euro 2020?

Il trionfo dell’Italia, il valore dell’essere squadra della Danimarca, i tifosi ritornati allo stadio e i tanti giovani protagonisti: tutto ciò che di bello ci ha lasciato Euro 2020

Italia Euro 2020

Euro 2020 è finito da poco, il ricordo della vittoria dell’Italia nella finale di Wembley è ancora vivo nella mente degli italiani e di tutti gli appassionati di calcio. Il trionfo europeo degli Azzurri, d’altronde, è stato celebrato ovunque non come un semplice “miracolo“, ma come il traguardo al termine di un percorso netto, esaltante e che ha visto l’Italia proporre un calcio moderno, aggressivo, il più efficace di tutti. L’Europeo di quest’anno è stata un’edizione particolare, che ci ha momentaneamente riportato alla normalità, ci ha ridato i tifosi sugli spalti, ci ha ridato le lacrime di gioia. La pandemia che ci ha coinvolto in quest’anno ha fatto sì che anche piccole cose, come gli abbracci post-partita o le esultanze sfrenate, diventassero speciali. Euro 2020 ci si augura possa essere stato l’inizio della rinascita per la quale dodici mesi fa non credevamo dovessimo aspettare così tanto. L’Europeo ci ha lasciato tanto anche a livello umano, emotivo, calcistico.

La differenza del gruppo

Federico Chiesa Italia

La prima cosa che questa edizione ci ha insegnato è il valore inestimabile di un gruppo coeso, compatto, forte, che vive come fosse un cervello e un cuore solo. L’immagine più iconica delle ultime settimane è senza dubbio quella dei giocatori della Danimarca, tra chi aveva le lacrime al volto e chi ancora incredulo, che uniti come una muraglia umana hanno “protetto” Eriksen, accasciatosi improvvisamente a terra in preda ad un malore che ci ha fatto pensare al peggio. I calciatori danesi, con quel gesto, hanno evitato che il tutto diventasse uno show mediatico, uno spettacolo di cui tutti potessero godere. E invece in un mix di folle lucidità Kjaer e compagni si sono riuniti attorno ai soccorsi, mantenuto la calma e dolcemente accompagnato Eriksen fuori dal terreno di gioco. Lo hanno fatto per evitare che una delle cose più intime che esistano finisse violentemente sotto il nostro sguardo, brutale e ingenuo dinanzi ad un possibile dramma.

Oggi, per fortuna, raccontiamo di tutt’altro: di un gruppo, quello danese, che anche in virtù di quanto accaduto alla prima partita del torneo ha disputato gare strabilianti se non eroiche, come contro l’Inghilterra. La stessa Inghilterra che si è dovuta misurare in finale contro la bella Italia. Gli Azzurri non erano la squadra migliore, non erano il club più quotato, non aveva nessun Mbappé o Lukaku, eppure l’Italia ha dato una lezione di calcio all’Europa intera. La differenza, come spesso succede in questi casi, l’ha fatta il gruppo, una squadra vera con la esse maiuscola.

La speranza nei giovani

Euro 2020 è stata anche l’edizione in cui a vincere, moralmente e non solo, sono stati i giovani. L’Italia campione d’Europa ha costruito le proprie vittorie sulle accelerazioni di Federico Chiesa e sugli inserimenti di Barella, entrambi classe ’97 e autori di una stagione memorabile sia con i rispettivi club che con la Nazionale. E soprattutto sono state le superbe parate di Gigio Donnarumma a far festeggiare milioni di italiani. Il portierone azzurro, a soli 22 anni, ha vinto da miglior giocatore del torneo un Campionato d’Europa, con la consueta leadership e il grande carisma che da sempre lo contraddistingue.

Italia Euro 2020

In finale gli Azzurri hanno superato, non senza soffrire, un’Inghilterra piena zeppa di giovani e di talenti, una vera e propria generazione d’oro. Il centrocampo inglese formato da Rice e Phillips è stato uno dei più determinanti dell’intero torneo: un ventiduenne e un venticinquenne che alla loro prima grande esperienza internazionale hanno dato dimostrazione che non basta essere ultra-trentenni per essere leader in campo e fuori.

Tra i tanti ragazzi che si sono messi in luce impossibile non menzionare ad esempio Damsgaard, gioiellino della Danimarca che la Sampdoria non vede l’ora di riabbracciare in Serie A. Il centrocampista classe 2000 ha giocato cinque e partite e realizzato due gol bellissimi che lo hanno consacrato tra i migliori della sua generazione. A centrocampo ha dato letteralmente spettacolo anche lo spagnolo Pedri, che di anni ne ha addirittura 18. Pedri è stato superlativo in ogni partita in cui è sceso in campo e guardandolo giocare si è sempre avuto la sensazione di avere di fronte una piccola reincarnazione di Andres Iniesta. Anche lui, come Chiesa e Donnarumma, è stato inserito nella formazione ideale della UEFA.

Euro 2020 è stata una competizione a tratti indecifrabile, con così tanti racconti e aneddoti da snocciolare che sarà impossibile non ricordarsene tra una decina d’anni. Il calcio, quello vero, è tornato a risplendere e a inghiottire le nostre giornate. La speranza è che la competizione continentale appena conclusa sia solo un antipasto di quello che, a breve, avremo nuovamente la possibilità di gustare.

di Giovanni Salvatore

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