in

Champions League, il futuro è qui: irrompe la Nuova Generazione

Ronaldo contro Messi, atto finale

Mason Mount

One Piece di Eichiiro Oda è un’opera mastodontica della letteratura giapponese, un manga che ha scritto la storia e continua a scriverla poiché ancora in corso. Le tavole disegnate dal Maestro nipponico hanno preso vita nel celebre anime, in compagnia del quale molti di noi hanno trascorso i pomeriggi da bambini e continuano a farlo da adulti. Senza soffermarci troppo su trama e lunghezza, in quello che è solo per i più superficiali un prodotto destinato ai più piccoli ad un certo punto subentra una spaccatura: la battaglia di Marineford. Esso assume i tratti del classico stratagemma che divide la narrazione in un prima e un dopo, sancendo la fine della Vecchia Era della Pirateria. Nel quartier generale della Marina va in scena una battaglia furiosa, che si conclude con la morte di Edward Newgate: di lì in poi, ci sarà spazio per la Nuova Generazione di avventurieri dei mari.

Le onde più alte del mondo del calcio sono rappresentate dalla Champions League e chiunque trovi il vento a favore e sia abile a cavalcarlo iscriverà il suo nome nella storia di questo sport. Far bene, essere decisivi e vincere la Coppa dalle Grandi Orecchie rappresenta un tesoro inestimabile per chi cresce con il pallone tra i piedi. Come nell’episodio precedentemente descritto, l’edizione 2020/21 si è conclusa suggerendo agli appassionati che nulla sarà più come prima.

A dire il vero lo si era capito sin dalle prime battute della fase ad eliminazione diretta, che ha assunto i tratti di canto del cigno per due dei più grandi di sempre, Cristiano Ronaldo e Lionel Messi. I due si sono ritrovati faccia a faccia – per l’ultima volta? – al Camp Nou, nella fase a gironi in cui la Juventus ha ottenuto un rumoroso successo per 3-0 sul Barcellona. La loro stretta di mano, il loro rincorrersi davanti ad un pubblico assente ha spento i riflettori sulla Vecchia Generazione, capitolata negli ottavi di finale. Ronaldo non ha inciso come suo solito contro il non irresistibile Porto, mentre Messi ha visto da vicino uno dei pirati più promettenti della NextGen – nuova generazione, appunto.

Kylian Mbappe

Mbappé

I volti della Nuova Era nell’opera di Oda sono facilmente riconoscibili dal lettore, che li scopre gradualmente, in un processo spaventosamente simile a quanto accaduto quest’anno in Champions League. La Generazione Peggiore di One Piece trova il suo corrispettivo in una delle più promettenti della storia del calcio, inaugurata dal devastante Kylian Mbappe. La stella del PSG si era affacciata sul calcio continentale già nel 2017 con la maglia del Monaco, guadagnandosi il trasferimento nella Capitale fino alla finale persa a Lisbona nella scorsa stagione. Dimenticandosi per un attimo il Mondiale conquistato con la Francia, il dominio del velocista tecnico della Nuova Generazione avrebbe dovuto consacrarsi, ormai, solo con la vittoria del trofeo europeo. Niente di più sbagliato, visto quello che Mbappe ha dimostrato in questa stagione.

Pur senza vincere la Champions, il francese ha strapazzato il Barcellona di Messi a casa sua, con una tripletta da urlo che ha consegnato i quarti nelle mani del PSG. Trasportando così Marineford nel mondo del calcio. Non contento, ha deciso di ripetersi: doppietta a domicilio all’Allianz Arena e vendetta compiuta sul Bayern Monaco. Due gare simbolo di una campagna stagionale mostruosa, ed un solo obiettivo: conquistare un giorno il Pallone d’Oro. E anche la Champions League stessa, sebbene in questo desiderio sia in ottima compagnia.

Erling Haaland

Haaland

Vicino al nome di Erling-Braut Haaland, classe 2000 norvegese di professione attaccante, campeggia una cifra: 110 milioni di euro. Tale il prezzo che secondo Transfermarkt e il suo procuratore Mino Raiola bisogna pagare per averlo nelle fila della propria squadra. Non è affatto complicato immaginare il suo faccione sorridente all’interno di un manifesto da ricercato, con la scritta WANTED e diramato da tutte le migliori difese tedesche ed europee. Esattamente, Haaland non fa alcuna distinzione tra Bundesliga e Champions League. All’età di 20 anni ha segnato – solo nel 2020/21 – 41 gol in 41 presenze con la maglia del Borussia Dortmund. La media è clamorosamente superiore a tutti: 27 reti in 28 presenze in Germania, 10 in 8 gettoni timbrati in Champions League.

Haaland porta con sé il nome di macchina da gol, da unire ad una progressione che non ci si aspetta da uno con il suo fisico e ad un’esultanza che ci metterà poco a divenire iconica, poiché completamente spontanea. Mbappe se l’è costruita giocando alla PlayStation con suo fratello, Messi per la sua fede, Ronaldo perché ama il ruggito della folla: il gigante della Nuova Generazione del calcio esula da tutto questo. Alza le braccia in maniera gorillesca, scoordinata e pericolosa per il povero compagno che andrà di lì a poco a celebrare un gol. Mostra negli occhi tutta la gioia di spingere un pallone in rete, con buona pace di chi ha il coraggio di provare a prenderlo. Dead or Alive.

Phil Foden

Foden

In un’orchestra che si muove all’unisono il battito di mani della platea è rivolto principalmente al direttore d’orchestra. Ma senza i giusti strumenti, esso è nullo e Guardiola deve la sua quasi trionfale marcia nella Champions League anche al giovanissimo Phil Foden. L’esterno offensivo con cui il Manchester City ha sfiorato la prima vittoria in UCL della propria storia è un classe 2000, come Haaland, e fa della velocità d’esecuzione il suo colpo micidiale, come Mbappe. Sul suo volto è facile ammirare il rossore inglese tipico di chi da piccolo rientrava in casa accaldato dalle ore trascorse con il pallone tra i piedi, sbeffeggiando quei ragazzi più grandi che nemmeno lo avrebbero voluto far giocare.

Ed invece, Foden viene fuori dalle strade di Stockport e diviene l’ago della bilancia di Guardiola, eclissa qualsiasi terzino destro gli si pari davanti e improvvisamente si fa trovare libero tra le linee. O come falso nueve, in altre occasioni. Dunque, la vera arma superiore dell’inglesino è la capacità di risultare semplicemente imprevedibile e non fornire agli avversari nessun punto di riferimento. In poche parole, rappresenta l’identikit del calciatore del futuro e nessuno a livello teorico rispecchia il concetto di Nuova Generazione più di lui. Nel pratico, invece, ha tutto il tempo per iscriversi all’Olimpo dei più grandi e trovare anche lui l’Isola del Tesoro.

Mason Mount

Mason Mount

Incredibilmente – ed inspiegabilmente – sottovalutato, l’ultimo membro della Generazione Peggiore del calcio europeo ha dovuto aspettare la doppia semifinale contro il Real Madrid per farsi notare da tutto il mondo. Forse perché fino al ritorno di Stamford Bridge aveva segnato un solo gol in Champions League, o forse perché non è sgargiante ed appariscente come i suoi giovani e vecchi colleghi. Ma Mason Mount – gennaio 1999, Portsmouth – è tremendamente efficace nel Chelsea di Tuchel. Tra i talenti precedentemente trattati, è ad oggi l’unico a vantare una Champions League in bacheca e se il cielo si è tinto di Blues sopra Oporto lo si deve anche al suo tap-in contro i blancos. Chi, meglio del Real, rappresenta la Vecchia Generazione della Champions League?

Con un semplice tocco sottomisura, Mount ha fatto crollare il castello dei tre Vice-Ammiragli del club spagnolo – Sergio Ramos, Benzema e Modric – capitanati dal pluridecorato Zidane. Il tutto mandando un sistema interno in cortocircuito, con le dimissioni di quest’ultimo dopo la Liga sfumata all’ultima giornata e le polemiche che ne sono conseguite. Il giovane Mason ha compiuto la rincorsa più lunga di tutti, crescendo nel Chelsea, finendo in prestito altrove e tornando per risultare determinante.

Newgate morì in piedi, ultimo baluardo della Vecchia Era della Pirateria: “One Piece, il tesoro voluto da tutti, esiste!”. Boato. Un monito per Mount, Foden, Haaland e Mbappe. E per tutti gli altri che emergeranno nelle prossime edizioni: c’è spazio anche per loro nel mare della Champions League, e si sfideranno per dominarlo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

      Donnarumma Milan

      Milan, dall’addio di Donnarumma al riscatto di Tomori: due prove di forza per tornare a vincere